Ghetto Ebraico Venezia

Il Confinamento

Il Ghetto Ebraico Venezia si trova nel Sestiere di Cannaregio dove vi è anche la sede della Comunità Ebraica Veneziana. Il Ghetto era la zona dove gli ebrei veneziani furono obbligati a risiedere durante il periodo della Repubblica Veneta. Le prime installazioni di ebrei in Veneto risalgono al IV°-V° secolo in seguito agli allontanamenti degli ebrei dalla Spagna nel 1492.

La prima Comunità Ebraica a Venezia usufruì di un clima di relativa tolleranza affinchè il Consiglio dei Pregadi (Senato della Repubblica Marinara) dispose il 29/03/1516 – l’obbligo a tutti gli ebrei di risiedere nel primo Ghetto d’Europa (in seguito chiamato Ghetto Nuovo).

Le prime Sinagoghe al Ghetto Ebraico Venezia

La costruzione delle prime Sinagoghe: la Schola Grande Tedesca del 1528, la Schola Canton del 1532 (rito ashkenazita), la Schola Levantina del 1538, la Schola Spagnola del 1555 e la Schola Italiana del 1575. Tutti gli attuali edifici costituiscono ancor oggi un complesso architettonico di notevole interesse.

A Venezia vigeva una legge che proibiva agli ebrei la costruzione di nuovi edifici, ad eccezione della sopraelevazione in altezza agli attuali edifici esistenti che a volte raggiungevano anche i sette piani (caso emblematico a Venezia). Alla fine di ogni giornata, gli abitanti del ghetto dovevano rientrare e rimanenere confinati all’interno fino all’alba mediante la chiusura di solide porte controllate da guardie che chiudevano i due ingressi del Ghetto Nuovo. Malgrado le sopraelevazioni, con il tempo si dovette ricorrere ad un sostanziale ampliamento con l’introduzione di altri due ghetti su aree adiacenti all’attuale Ghetto Novo (Nuovo): Ghetto Vecchio e Ghetto Novissimo (Nuovissimo).

Per tradizione gli ebrei veneziani praticavano l’usura, un’attività creditizia assolutamente bandita ai cristiani in quanto contraria alla morale di far fruttare interessi su somme date a pegno. Tuttavia, grazie alle tracce epistolari, vi è evidenza che andare in ghetto a stipulare un prestito o per riscattare degli oggetti dati in garanzia, era una pratica assolutamente abituale. Le professioni che gli ebrei potevano esercitare erano veramente poche tra cui il medico in quanto molto preparati ed abili nel studiare testi in arabo.

I rapporti tra la Comunità Ebraica e la Repubblica di Venezia erano al quanto vacillanti per cui di tanto in tanto si svolgevano delle campagne di conversione e, che per chi l’acconsentiva, cambiava il proprio nome assumendo quello di chi lo aveva indotto al ripudio che molto sovente era un membro dell’aristocrazia. L’esempio più conosciuto è quello di Lorenzo da Ponte (in origine Conegliano di cognome) che si convertì con tutta la sua famiglia assumendo il nome del patrizio che lo aveva convertito.

Con la capitolazione della Repubblica Veneta e l’avvento di Napoleone Bonaparte del 1797, cessarono tutte le discriminazioni verso gli ebrei i quali furono assimilati a tutti gli altri cittadini; le porte del ghetto (ancor oggi visibili i cardini) furono abbattute e agli ebrei fu permesso di andare a vivere in altre zone della città.

Museo Ebraico e Banco dei Pegni

Il Museo Ebraico di Venezia è stato aperto nel 1955 e nel 1986 ha subito un riallestimento e arricchito con le donazioni di cui è stato oggetto nel tempo. All’interno delle sue sale sono esposti stoffe, argenti e oggetti usati sia per il rituale che per ornare le sinagoghe: Ataroth, Chuppoth, Ketubboth, Meghilloth, Meilim, Menoroth, Parocheth, Rimmonim, Shofaroth, Tallit, Yaddaim. Il suggestivo cimitero ebraico è situato al Lido.

Chiunque acceda a questo campo non può non visitare oltre al Museo Ebraico, una delle cinque bellissime Sinagoghe che nel passato erano nove, oltre al primo e più antico Banco dei Pegni esistente e ai numerosi ristoranti kosher presenti nella zona.