Isola Degli Armeni Venezia

Isola degli Armeni Venezia, ricca di fascino e mistero

La suggestiva isola degli Armeni Venezia è situata nella laguna dove si erige il monastero dell’ordine dei Mekhitaristi. Nell’isola è nato uno dei primi poli al mondo per la diffusione della cultura armena.

Nel passato l’isola vantava una posizione ideale per la messa in quarantena; nel XII° secolo divenne un lebbrosario (lazzareto), acquisendo il nome da San Lazzaro mendicante quale patrono dei lebbrosi.

La Repubblica della Serenissima, nel 1717, la diede ad un gruppo di monaci armeni fuggiti dalla persecuzione turca. Successivamente Manug di Pietro, conosciuto come Mekhitar (il consolatore) con i suoi diciassette monaci provvederono al restauro della chiesa e del monastero e all’ingrandimento dell’isola fino al raggiungimento attuale di tre ettari. In seguito, Mekhitar, si adoperò per diffondere il sapere in Oriente con l’aiuto di giovani connazionali da lui accolti ed istruiti.

All’interno della chiesa, vi è una biblioteca contenente circa duecentomila volumi, oltre a un museo con oltre quattromila manoscritti armeni e reperti archeologici egiziani, orientali e romani, inclusa la mummia di Nehmeket risalente al 1000 a.C. Opere scientifiche, letterarie e religiose venivano tradotte in armeno da diverse lingue. Dopo la morte di  Mekhitar, nel 1786, fu fondata una tipografia poliglotta che sviluppò il progetto di Mekhitar. Nella biblioteca sono custodite opere d’arte di Palma il Giovane e Ricci, oltre ad un bell’affresco del Tiepolo.

Personaggi importanti vi hanno vissuto nel tempo

Prsonaggi illustri hanno soggiornato nell’isola degli Armeni Venezia tra i quali il poeta e politico inglese George Gordon Noel Byron, VI^ Barone di Byron, meglio conosciuto come Lord Byron (22/01/1788 – 19/04/1824), che nel 1816 ha studiato la lingua armena e oggi viene ricordato con l’ausilio di una mostra permanente. Si dice che il poeta adorasse la marmellata ricavata da petali di rosa, tipica ricetta dell’Armenia e conosciuta come “Vartanush” che ancora oggi viene prodotta per mezzo dei rosai rari coltivati nell’isola.