Isole Venezia

Flora e fauna nelle isole Venezia

Mazzorbo è collegata a Burano da un ponte di legno. Oggi è abitata da poche famiglie dedite alla coltivazione di orti, di vigne e di frutteti. Un tempo contava cinque parrocchie e sei monasteri e una serie di ville nobiliari. Ora l’unica chiesa rimasta è quella di Santa Caterina.

San Michele si trova tra Venezia e Murano. Dal 1800 ospita il cimitero cittadino. Già nel 1200 i frati Camaldolesi vi costruirono un loro convento con a fianco la piccola chiesa di San Michele. Nel 1440, iniziarono importanti lavori di ampliamento che portarono alla costruzione del campanile cupolato.

In questo periodo nel portale gotico, a destra dell’edificio, viene collocata anche la statua dell’Arcangelo Michele in atto di trafiggere un dragone. Lo splendore attuale della chiesa è dovuto al Colussi che acquisì l’incarico della ristrutturazione. La facciata tripartita è in pietra d’Istria con un elegante portale principale.

Sant’Erasmo un tempo si affacciava sul mar Adriatico ma, dopo la formazione di Punta Sabbioni diventò un’isola lagunare. E’ una delle isole Venezia più grandi presenti in laguna. Famosi sono i suoi orti e le sue vigne. Nella sua superficie viene coltivato un famoso carciofo detto “castraure”. Importante è la Torre Massimiliana così chiamata perché nel 1848, durante l’insurrezione, vi trovò rifugio l’Arciduca Massimiliano d’Asburgo. Il complesso fu costruito durante la dominazione napoleonica e completato dagli austriaci.

San Francesco del Deserto, la leggenda narra che San Francesco approdò nell’isola dopo un nubifragio e vi soggiornò per un periodo. Nel 1229, il nobile Jacopo Michiel ordinò la costruzione della chiesa dedicata a San Francesco. Pare che l’isola per un certo periodo sia stata abbandonata, da qui il nome San Francesco del Deserto. Nel XV° secolo papa Pio II° concesse l’isola ai frati minori osservanti. Con l’invasione napoleonica, il convento fu trasformato in una caserma fino al 1856, quando, l’imperatore Francesco I° d’Austria lo donò al patriarca di Venezia. Il convento comprende due chiostri: uno risalente al 1200 e l’altro al 1400 aggiunto con la ristrutturazione.

Lazzareto Nuovo un tempo chiamata Vigna Murada, prese l’attuale nome nel 1458 quando fu adibita a lazzaretto con la funzione di prevenzione del contagio, infatti, in questo luogo soggiornavano le persone e le merci che dovevano rimanere in quarantena. Lazzaretto “Novo”, quindi, per distinguerlo da quello “vecchio” dove erano ricoverati i casi di peste già evidenti. Interessante è la struttura del tezon grando lungo più di cento metri, era utilizzato come magazzino per le merci che dovevano rimanere in quarantena. Sui muri si possono ancora vedere le scritte dei mercanti che dovevano soggiornarvi obbligatoriamente. Dal 1700 in poi ha conosciuto un periodo di declino per essere poi adibito sotto la dominazione napoleonica e austriaca a edificio militare. Negli anni 70’ è iniziata una progressiva operazione di recupero totale sia della struttura che dell’isola.

Punta Sabbioni si è formata con gli accumuli di sabbia provenienti dalla costruzione delle bocche di porto del lido. Era l’entrata principale della laguna, o meglio, quella utilizzata dalla Serenissima. Presenta una serie di fortificazioni costruite dagli austriaci e poi intensificate fino alla seconda guerra mondiale. L’oasi naturale di Lio Piccolo da la possibilità di visitare in bicicletta o in automobile l’ambiente tipico della laguna con tutte le barene e i tipici casoni.

Pellestrina, un’oasi di paradiso tra mare e laguna si sviluppa tra il porto di Malamocco e quello di Chioggia lungo tredici chilometri di litorale e separa la laguna sud dal mar adriatico. Nel 1700, con un’opera faraonica, il governo della Serenissima la protesse dall’usura provocata dal mare. L’atmosfera che si respira nell’isola è unica; non ci sono strutture ricettive quindi, non è ancora stata invasa dal turismo di massa. L’urbanistica e simile a quella di Venezia con una serie di calli che si insinuano tra piccoli edifici colorati. L’economia si basa prevalentemente sulla pesca e l’allevamento delle cozze. Al tempo della Serenissima era anche famosa per la lavorazione del merletto. E’ una delle zone lagunari rimaste ancora integre per questo ospita ancora una flora e una fauna che altrove sono orami scomparse. Singolare è la pineta di Cà Roman trasformata in un’oasi naturale protetta dove nidificano due specie di uccelli: il fratino e il fraticello.

L’isola della Certosa con i suoi ventidue ettari e la sua ricca vegetazione di boschi e piante di diversa origine, è situata nella laguna centrale della città di Venezia. Un tempo l’isola era costituita da due piccole isole divise da un canale e, insieme all’isola delle Vignole e a Sant’Erasmo, formavano uno sbarramento naturale di fronte al porto del Lido. Il canale fra le due isole fu interrato nel 1199. Il vescovo di Castello affidò l’isola a Domenico Franco, sacerdote della chiesa di Santa Sofia di Venezia perchè vi erigesse un tempio ed un monastero agostiniano in onore di Sant’Andrea Apostolo, da cui inizialmente prese nome l’intera isola. L’isola fu abbandonata dagli Agostiniani nel 1419. Nel 1422, su consiglio di San Bernardino da Siena, furono chiamati a Sant’Andrea i Padri Certosini di Firenze che restaurarono gli edifici e aggiunsero nuove costruzioni tra cui quindici celle organizzate attorno a un chiostro.

Ricostruirono anche la chiesa che venne ornata con opere di numerosi maestri tra cui il Tintoretto; da allora l’isola venne chiamata di “San Bruno”, dal nome del fondatore dei Certosini in Francia, o più comunemente della “Certosa” o la “Certosa”. L’isola fu utilizzata da alcune famiglie Patrizie per la sepoltura dei lori cari e abbandonata definitivamente dai Padri Certosini nel 1806. Successivamente, con la soppressione degli ordini religiosi, su ordine di Napoleone, fu destinata ad uso militare e privata delle sue opere d’arte. L’isola fu altresì utilizzata dall’esercito Italiano per la lavorazione degli esplosivi e poligono militare fino alla fine degli anni ‘60.

Dopo la chiusura delle varie attività militari, l’isola fu soggetta ad un lento e inesorabile degrado ad eccezione dell’unico edificio storico in essere: il “cinquecentesco Casello delle polveri” collocato all’estremità dell’Isola verso Sant’Elena. Nel 1985, prese vita la rinascita della certosa tramite la creazione del “Comitato Certosa” che si mobilitò per salvaguardare l’Isola dal degrado e recuperarla come Parco Urbano organizzando fino al 2000 il “Certosa Day” (Festa ed azioni di tutela) e coinvolgendo migliaia di cittadini. Ulteriori iniziative sono state promosse dal Comune di Venezia oltre ad altri Enti pubblici preposti per la sua salvaguardia.

Grazie altresì a degli appositi finanziamenti da parte della Comunità Europea, ci fu il risanamento ed il recupero morfologico ed ambientale dell’isola, nonché recuperati edifici storici tra cui il Casello delle polveri, ed abbelliti i capannoni esistenti.

Le Vignole è un’isola appartenente alle isole minori della Laguna Veneta ed è situata in prossimità della più nota Sant’Erasmo. L’isola, ricca di un’invidiabile vegetazione che le fornisce fama e notorietà, è divisa da un canale e, la poca popolazione del territorio, si dedica prevalentemente all’orticoltura. E’ collegata per mezzo di due ponti all’Isola di Sant’Andrea dove si trova l’omonimo forte. Ai tempi antichi era conosciuta con il toponimo di “Biniola o Isola delle Sette Vigne”.

Era un luogo di villeggiatura dei Veneziani e forse anche degli antichi Romani. Nel VII° secolo, due Tribuni di Torcello provvidero alla realizzazione di una piccola Chiesa in onore di San Giovanni Battista e Santa Giustina. Ai giorni nostri ne rimane una piccola cappella dedicata a S. Erosia affiancata da un piccolo campanile lungo il suo quanto mai pittoresco canale e fortificazioni militari collocate di fronte all’isola di Sant’Erasmo, quale testimonianza della funzione difensiva dell’isola ai tempi della Serenissima Repubblica. L’isola è altresì nota per le sue osterie tipicamente veneziane che hanno ancora oggi il sapore di antico e per i suoi punti di osservazione da dove è possibile ammirare spettacolari tramonti sullo sfondo della laguna di Venezia.