Laguna Venezia

La Laguna Venezia con barene e ghebi

La laguna Venezia occupa una superficie di 550 chilometri quadrati dei quali solo l’8% sono costituiti da terra emersa. Essa è collegata con il mare Adriatico da tre bocche di porto: Lido San Nicolò, Malamocco e Chioggia. A Nord, è costituita dalle isole di Murano, Pellestrina, Burano, Torcello, Mazzorbo e le Vignole; al Centro si trova Venezia con San Lazzaro, San Servolo e San Clemente; al Sud da Chioggia con una serie di isole minori.

L’ambiente lagunare è formato da una serie di canali che scorrono tra velme, barene, isole e valli da pesca. Il paesaggio varia a seconda delle maree che entrano in laguna due volte al giorno allagando le terre più basse e ricambiando e ossigenando l’acqua che si trova all’interno. L’escursione media della marea è di circa 70 centimetri.

Le barene sono delle superfici emerse pianeggianti percorse da piccoli canali detti “ghebi” e da piccoli laghetti di acqua piovana e salmastra detti “ciari”. Nel corso del XX° secolo gran parte delle barene esistenti sono andate distrutte provocando dei seri danni all’intero ecosistema. Negli ultimi anni si è cercato di ricrearle artificialmente per permettere ai fratini, alle beccacce di mare, ai fraticelli, ai germani, ai cavalieri d’Italia e alle pettegole di nidificare.

Valli da pesca laguna Venezia

Le velme affiorano quando c’è bassa marea, sono prive di vegetazione e sono costituite da terreni molli. Le valli da pesca sono delle particolari aree separate dalla laguna aperte da argini che le proteggono dai flussi delle maree. Al loro interno si trovano dei bacini di acqua salmastra utilizzati per l’itticoltura e per la caccia.

Sicuramente la laguna Venezia è stata abitata fin dalla preistoria. Alcuni scavi archeologici hanno rivelato la presenza di villaggi che risalgono al 2000 a.C.. Durante il periodo romano si assiste alla nascita di floride città sulla terraferma come Altino, Spina, Aquileia e Adria. I primi insediamenti all’interno della laguna risultano a Torcello, Mazzorbo e nelle oramai scomparse Costanzico e Ammiana. Pare che a Malamocco esistesse già un porto florido che collegava le vie commerciali dell’Adriatico.

Il vero e proprio flusso migratorio si ha nei secoli V° e VI° d.C., quando, le popolazioni della terra ferma furono costrette dall’avanzare dei barbari a rifugiarsi nelle più sicure isole lagunari. Da questo periodo in poi, Torcello e Malamocco inizieranno a svilupparsi sino a diventare dei centri di potere economico, politico e religioso. Verso l’VIII° secolo sarà Venezia a diventare il centro del potere dando avvio a un millennio di lustro e potenza. Nel XX° secolo fu avviata la costruzione del polo chimico di porto Marghera che portò delle profonde modifiche sul paesaggio e sul delicato ecosistema.

Nel corso del tempo l’uomo ha dovuto combattere contro la natura che minacciava la laguna da una parte, dalla corrosione delle maree sul litorale dell’Adriatico e, dall’altra, dai depositi alluvionali portati dai fiumi che minacciavano di interrarla. Il governo della Serenissima cercò sempre di ovviare a questi problemi. Nel 1324, iniziarono i primi lavori per deviare il fiume Brenta che a quel tempo sfociava proprio di fronte a Venezia.

Successivamente, nel 1431 e nel 1531, si intervenne nuovamente fino a portarne la foce a Chioggia. Altra importante deviazione fu quella del fiume Sile, che un tempo sfociava di fronte a Burano, e quella del fiume Piave. Lavori di arginatura furono sempre eseguiti per contrastare l’erosione provocata dalle maree fino alla realizzazione dell’importante opera dei murazzi realizzata nel 1740 con grossi massi di pietra d’Istria.

E’ ancora in fase di costruzione il “Mose”, una faraonica opera che permetterà di contrastare i flussi eccezionali di alta marea. Si tratta di una serie di dighe mobili che andranno posizionate sul fondo delle tre bocche di porto e che, in caso di maree eccezionali, si alzeranno per sbarrare l’acqua dal mare Adriatico.