Nardò

Antiche origini del borgo

Nardò è situato nella provincia di Lecce nella bella Puglia che include un tratto della costa Ionica del Salento con origini molto antiche che risalgono all’antica preistoria grazie a testimonianze archeologiche repertate sul territorio.

L’origine del borgo risale al VII secolo a.C. Successivamente, con la caduta dell’Impero Romano del 476, e alla battaglie tra Bizantini e Goti del 544, Nardò passò sotto la dominazione bizantina tra il 552 e il 554 e per un periodo temporale molto limitato sotto la dominazione dei Longobardi tra il 662 ed il 690. Nel 761 ebbe un’influenza dei monaci basiliani i quali diffusero il rito e il culto orientale con lo sviluppo di un diritto privato ed agrario che discendeva dai loro paesi di origine e costruirono l’Abbazia di Santa Maria di Nerito e la lingua greca divenne lingua predominante del luogo.

Le mura della città e il castello (quest’ultimo non più visibile) furono edificate nel 1058 da Goffredo normanno, nipote di Roberto il Guiscardo che conquistò Nardò e Lecce e i monaci benedettini si insediarono al posto dei basiliani nell’Abbazia di Santa Maria di Nerito.

La Basilica Cattedrale Maria Santissima Assunta è stata fondata  da monaci orientali sui resti dell’antica Chiesa di Santa Maria de Neritorio con cenobio dedicato alla Madonna Assunta del 1088.  La struttura a tre navate con due ordini di archi a tutto sesto e a sesto acuto sostenute da pilastri rettangolari, le pareti impreziosite da affreschi del trecento di San Nicola, Sant’Agostino, Cristo Pantocratore, Madonna con Bambini, Madonna della Sanità ed altri ancora. Il presbiterio con l’altare maggiore dell’ottocento e la zona riservata ai cantori del 1590, un Crocifisso ligneo del XIII secolo meglio conosciuto come il “Cristo Nero” per la colorazione molto scura del legno, oltre alla presenza di altari laterali del periodo barocco e il Cappellone del 1680 di San Gregorio Armeno di Placido Buffelli.

Il Seminario Vescovile del 1674 edificato su volontà del Vescovo Tommaso Brancaccio con facciata in stile neoclassico e divisa orizzontalmente da due lesene (elemento architettonico verticale) con la parte inferiore da un bugnato (lavorazione muraria usata nell’antichità) levigato e, nella parte superiore, la parete liscia è interrotta dall’allineamento ritmico delle finestre architravate e dalla presenza del bugnato agli angoli. Il portale d’ingresso è sormontato da un balcone con una porta finestra circoscritta da cornici e coronata da un architrave con timpano.

La Chiesa di San Domenico costruita tra il 1580 e il 1594 con impianto basicale a tre navate trasformato più tardi ad aula unica per una migliore rispondenza alla predicazione. Fu parzialmente distrutta con il terremoto del 1743 ad eccezione della facciata, del muro laterale sinistro e parte della sacrestia. La facciata in carparo (pietra calcarenitica) con parte inferiore ricoperta di figure umane e cariatidi addossate e, la parte superiore, con forme più sottile. L’interno con navata  con pianta a croce latina e tre cappelle per parte con tela della Madonna del Rosario. Vicino alla Chiesa dei Domenicani con a settentrione la fontana del Toro del 1930 dello scultore neretino Michele Gaballo.

La Chiesa dell’Immacolata del 1580 costruita sui resti di una costruzione medievale con raffinato prospetto in carparo diviso in due ordini da un cornicione distinto da coppie di lesene con festoni che includono nicchie timpanate. Il portale d’ingresso con nicchia con statua in pietra leccese dell’Immacolata posto in asse con rosone. L’interno della Chiesa ha una sola navata che termina nel presbiterio con tre altari laterali in stile barocco.

La Chiesa e Convento di Santa Chiara del XIII secolo è una delle più antiche dei complessi monastici della Puglia. Nel XVII secolo fu incorporata l’adiacente Chiesa di San Giovanni Battista. L’interno ad unica navata con tre cappelle con altari barocchi e presbiterio decorato con paraste (pilastri) dipinte a marmi policromi.

La Chiesa della Madonna del Carmine del 1460 con facciata in stile romanico e adiacente convento. La parte inferiore è contrassegnata da un protiro (parte del portale) che domina il portale d’ingresso con due leoni. Le statue dell’Angelo nunziante e della Madonna Annunziata del cinquecento sono collocate nelle nicchie, oltre ai motivi ad archetti pensili con peduccio decorato sul prospetto principale e laterale. L’interno della Chiesa è abbellito da pregiati stucchi barocchi, sei arcate su pilastri e vano presbiteriale quadrangolare con il coro. Le navate laterali con altari intitolati alla Trinità, Madonna del Carmine, Sant’Eligio, al Crocifisso, Santa Caterina d’Alessandria, al Sacro Cuore e all’Annunciazione.

La Chiesa di Santa Maria della Purità costruita tra il 1710 e il 1724 con facciata dell’architetto Svizzero-Italiano Francesco Borromini con superfici concave e convesse accentuate da modanature e lucrosa di elementi decorativi del repertorio napoletano dell’epoca. L’interno a pianta a croce greca, con bracci molto corti enfatizzati da quattro paraste che incorniciano tre cappelloni voltati a botte (copertura non piana) con decori a stucco. L’altare maggiore in marmo policromo con tela della Madonna tra Santi e lateralmente le tele di san Nicola tra Santi e del Martirio di San Gennaro.

La Chiesa di Sant’Antonio di Padova del 1499 edificata sui resti di una Sinagoga in un quartiere ebraico conosciuto come “la Giudecca” con prospetto in pietra leccese con decorazioni barocche all’interno. La struttura ha una sola navata con soffitto ligneo a cassettoni e altari con tele e statue del cinque-seicento come la raffigurazione di Sant’Antonio da Padova del 1514, la Crocifissione del XVII secolo  di scuola veneziana. Nella parte posteriore l’altare maggiore un monumento sepolcrale del 1545.

La Chiesa di San Giuseppe Patriarca del 1758 eretta sul luogo di una precedente chiesa del XVI-XVII secolo. L’interno con pianta ottagonale e bassorilievo con la Fuga in Egitto oltre a tre altari barocchi con tele di San Giuseppe, Sant’Apollonio e Sant’Oronzo. Altri quadri a tela sulle colonne raffiguranti il Beato Transito e lo Sposalizio di San Giuseppe. Vicino alla chiesa si trova l’Oratorio e la sala riunioni della Confraternita con altare intitolato al SS. Crocifisso con croce in legno e simulacro di Gesù Crocifisso, San Giovanni Evangelista e la Maddalena ai piedi.

La Chiesa di San Trifone del XVIII secolo con facciata arricchita da lesene corinzie (ordine architettonici di architettura greca e romana) e da nicchie. La navata interna con quattro pilastri a sezione rettangolare per ogni lato sormontati da archi a tutto sesto al centro dove si aprono tre finestre per parte. Il presbiterio con altare dedicato a San Trifone Martire, ritratto nella pala del pittore Nicola Russo.

La Chiesa di Santa Teresa del 1699 con convento la quale realizzazione fu in due differenti periodi. La navata interna e su ogni parete si aprono le cappelle incorniciate, entro le estremità concave da paraste. La volta a crociera (tipo di copertura realizzata dall’unione longitudinale di due volte a botte “copertura non piana”) è impreziosita di altorilievi a stucco così pure i decori interni. La Chiesa ha tre altari con quello maggiore con pala che ritrae l’Estasi di Santa Teresa, mentre i laterali, con le tele di Santa Teresa con San Giuseppe e San Giovanni della Croce.

La Cripta di Sant’Antonio Abate del XII secolo con navata rettangolare anticipata da un nartece (tipica struttura delle basiliche dei primi secoli del Cristianesimo) scoperto. Le pareti interni sono abbellite da pitture bizantine del XIII secolo raffiguranti San Francesco d’Assisi, l’Annunciazione, Sant’Antonio Abate, Madonna con Bambino, la Crocifissione, Cristo Pantocratore, San Pietro, San Nicola, San Gregorio, San Demetrio e San Giovanni Battista.

I palazzi di interesse storico sono molteplici come il Palazzo del Tribunale la quale costruzione è collegata alla fondazione dell’Università neretina. Il palazzo è ad arcate a tutto sesto e arredamenti rococò risalenti alla fine del XVII secolo, all’interno la Statua di San Gregorio Armeno, San Michele Arcangelo e Sant’Antonio di Padova e dipinti su tela di alcuni Santi. Il Teatro Comunale  del XIX secolo con ornamenti tessili realizzati da un noto artigiano. Il Palazzo dell’Università del XVI secolo in stile tardo barocco.

La zona è altresì ricca di Masserie fortificate e non che sono sparpagliate su tutto il territorio comunale, Ville antiche e architetture militari come il Castello Acquaviva risalente alla seconda metà del XV secolo, aree naturali come il Parco di Porto Selvaggio e Palude del Capitano e musei che raccolgono testimonianze di varie epoche.

Le specialità di Nardò

La cucina del borgo è povera per gli ingredienti usati come farina, orzo, grano, ma ricca in sostanza e tradizione con un connubio che spazia tra diversi tipi di carne e il pesce per sfornare e assaporare i  migliore piatti tipici locali, oltre all’olio di oliva extravergine e ai corposi vini come il Nardò Rosso, Nardò Rosso Riserva e Nardò Rosato.

Il Turismo del Salento è riconosciuto e apprezzato a livello mondiale per le sue zone marine d’eccellenza che da Santa Maria al Bagno, passando per Santa Caterina, Porto Selvaggio e Palude del Capitano (quest’ultimo con il Parco Naturale Regionale) e Torre dell’Inserraglio, arrivano fino a Sant’Isidoro con spiagge con bassi fondali, sabbia bianca e sottile, oltre alle insenature e le pinete mediterranee ricche di biodiversità.