Vetro di Murano: Storia

Le origini antiche del vetro

L’uomo dell’era preistorica conobbe certamente il vetro come prodotto naturale, quale per esempio, la lava solidificata e l’ossidiana che si poteva trovare in abbondanza nel bacino del Mediterraneo. Si presume che la prima forma di vetro sia comparsa in Mesopotamia verso il terzo millennio a.C.. Gli oggetti prodotti in questo periodo sono di piccole dimensioni come: ceramiche, coppe e piccole bottiglie.

Testimonianze provenienti dai reperti archeologici a noi pervenuti dimostrano che nell’Egitto del secondo millennio a.C. iniziò a svilupparsi un tipo di produzione sofisticata ed elegante che, si diffuse anche a Micene. Verso il 1200 a.C. la produzione vetraria conobbe un periodo di declino fino al IX° secolo a.C., quando, si assiste a una ripresa in Siria e nella zona dei Fenici. Il ritrovamento di oggetti ornamentali dimostrano che varie produzioni continuarono nel corso dei secoli fino alla grande rinascita avvenuta intorno al IV° secolo a.C..

Dopo la caduta dell’impero persiano avvenuta nel ‘330 a.C., la produzione del vetro di murano continua nella costa siro-palestinese e, soprattutto, ad Alessandria che diventerà uno dei centri manifatturieri più importanti del periodo ellenistico. Al tramonto del periodo ellenistico e sul finire del terzo secolo, si svilupparono delle tendenze stilistiche che portarono alla realizzazione di vasellame da mensa di dimensioni ampie e a coppe su piede. In quegli anni, fu reintrodotta la tecnica del vetro mosaico. I prodotti realizzati durante il periodo ellenistico furono di eccezionale qualità e nello stesso tempo molto costosi. L’intensa attività commerciale portò alla loro diffusione in tutto il bacino del Mediterraneo. Nel I° secolo a.C., la produzione iniziò a diffondersi anche in Etruria e nell’Europa settentrionale. Nella metà del I° secolo, fu introdotta una nuova tecnica nella lavorazione del vetro detta “soffiatura” che permettè la produzione di oggetti in tempi più veloci e, quindi, in maggiore quantità. La tecnica venne importata nella Grecia ellenistica, nella quale, si diffuse e si perfezionò.

Quando queste terre vennero inglobate nell’Impero Romano, i più grandi maestri vetrai si stabilirono a Roma. I romani si perfezionarono ulteriormente nella produzione vetraria. Il vetro veniva impiegato oltre che negli ornamenti e nell’oggettistica, anche nell’edilizia e nei mosaici. Con la caduta dell’Impero Romano, le tecniche e il gusto raggiunto si trasferiscono nel nuovo centro di potere di Bisanzio. Bisanzio portò la tecnica vetraria a un alto grado di sviluppo e conquistò il mercato vetraio mondiale dominandolo per circa 500 anni; a Bisanzio fu inventato il sistema di sovrapporre due strati di vetro di cui quello sottostante era ricoperto da un foglio d’oro che traspariva in superficie. Un’ importantissima testimonianza di questa tecnica è rappresentata dalla bellissima ciotola di vetro rosso con una montatura in argento dorato che fa parte del tesoro di San Marco A Venezia.

Durante l’epoca carolingia, il vetro di murano trovò impiego nelle finestre sotto forma di vetrate. Con l’invenzione dei listelli di piombo che servivano da supporto, si potevano formare figure come avviene nei mosaici. Contemporaneamente, nei paesi islamici, continuò. una produzione vetraia di stile omogeneo. Nel XII° e nel XIII° secolo, con lo stile gotico, l’importanza delle vetrate colorate inserite nelle strutture architettoniche delle cattedrali si accrebbe. Contemporaneamente, si ebbe una vasta produzione di coppe, vasi e bicchieri. Nel XIII° secolo, Venezia è già uno dei centri di produzione vetraria più importanti, anche se, vi sono testimonianze che già dal X° secolo esistevano delle produzioni di semplici oggetti come bottiglie.

Tecniche lavorazione del vetro di Murano

Le tecniche e il design del vetro di murano si rifanno alla tradizione islamica e bizantina. Si parla di un vetro sodico di alta qualità che veniva decorato con “applicazioni a gocce o fili”. Ma, è dal tredicesimo secolo in poi che Venezia inizia a diventare la prima produttrice di vetro in Europa. Nel Frattempo, le vetrerie si erano spostate per ordine del senato della Repubblica nell’isola di Murano (per contrastare gli innumerevoli incendi che si sviluppavano dalle formaci in città). I suoi maestri vetrai passeranno alla storia, come Angelo Barovier, che inventò il cristallo e, anche un tipo di vetro opacizzato adatto alla soffiatura. Altri maestri noti sono: Mastr’Angelo di Murano, Nicolò Mocetto, i fratelli Iacobo, Bono d’Angelo e Giorgio Ballarin. La capacità manuale di questi artisti attirava l’attenzione delle corti europee che tentavano di convincerli ad emigrare promettendo grossi guadagni. Per questo motivo, il governo della Serenissima ad un certo punto proibì ai maestri di espatriare pena, il sequestro di tutti beni e, la morte per mezzo di sicario se fossero nel tempo rimpatriati.

Nel XVI° secolo Filippo Catani, brevettò la “filigrana a retortoli”, caratterizzata da fili di lattimo a spirale all’interno della parete. Malgrado le leggi severe che vietavano la diffusione dei segreti dei maestri, qualcuno decise di emigrare spinto dai stimolanti compensi promessi. Si svilupparono così in varie regioni europee delle produzioni dette alla “maniera di venezia”. Così, negli anni, il monopolio veneziano iniziò a subire la concorrenza delle produzioni inglesi e della Boemia. Sul finire del XVI° secolo a Praga iniziò a svilupparsi “l’incisione a rotina”, una tecnica, che permettè di incidere su pietra dura e sul vetro. Tale tecnica si diffuse anche a Murano. Negli ultimi anni del 1600, Ravenscroft inventò il vetro cristallino che diede vita a un’intensa produzione di calici, bicchieri, piatti, coppe, brocche e bottiglie.

Sul finire del XVII° secolo la Gran Bretagna era già una potenza politica ed economica e divenne anche uno dei maggiori paesi produttori di cristalli. Lo stile inglese diventò un modello imitato in tutto il mondo. Nel corso del XIX° secolo,  proprio in Inghilterra si sperimentarono le tecniche della decorazione a “crystallo-ceramiche”, l’incisione ad acido, la pressatura a stampo e la decalcomania; mentre, negli Stati Uniti, si registrarono numerosi brevetti che riguardavano la colorazione del vetro, lo stampaggio a pressione e sistemi produttivi che riducevano i costi e permettevano di produrne grandi quantità. Intanto, Murano, dopo la caduta della Serenissima, attraversò un periodo di declino con una forte riduzione della sua produzione. Verso il 1830, grazie all’interesse dei collezionisti stranierisi si videro dei segni di ripresa. Risorsero alcune vetrerie che reimpiegavano alcune delle antiche tecniche di fusione. Si ricominciò a sentir parlare di grandi nomi come Salviati, Seguso e Moretti. Nel 1861 venne fondato il museo vetrario di Murano e l’anno successivo anche la scuola di disegno per vetrai.

Sul finire del XIX° secolo spopola l’Art Noveau con i suoi temi floreali, questo stile influenza anche le produzioni vetrarie di Murano. La produzione vetraria muranese rinasce all’inizio del nostro secolo grazie all’esposizione della Biennale del 1914, dove ebbe un grande successo il vetro di murano smaltato di Vittorio Toso Borella e le murrine di Vittorio Zecchin che al tempo era direttore della vetreria Cappellin. Venini & C. rilanciò, proprio in quegli anni, il cristallo trasparente e colorato. Nel XX° secolo, con la nascita del turismo di massa, le vetrerie ricominciano a produrre e ad esportare i loro prodotti in tutto il mondo. Nomi come MVM Cappelin & C., Vetri Soffiati Muranesi, Venini & C., Seguso Vetri d’Arte, Ferro Toso Barovier, Salir, Avem e Moretti, ridaranno lustro a questa secolare arte.